L’autunno arriva piano, un dettaglio alla volta, e se camminate abbastanza lenti è lui a farsi trovare. Un mattino l’aria ha un’altra consistenza, più fresca e più limpida. La luce è più bassa. E sotto i piedi, tra le foglie, c’è qualcosa che prima non c’era.
Le ghiande
Sotto una quercia si cammina con un rumore diverso. Le ghiande cadono, rimbalzano sul sentiero, rotolano tra le radici, se facciamo attenzione ci accorgiamo subito che quel tappeto marrone è pieno di tesori. i bambini ne vogliono una: la più grande, la più lucida, quella con il suo piccolo cappellino ancora attaccato.
Quel cappellino ha un nome, cupola, e un bambino lo scopre di solito molto prima di sapere cos’è una quercia. Dalle nostre parti basta guardarlo per sapere sotto quale albero vi trovate. Quello del leccio è fatto di piccole scaglie fitte e ben strette, come tante tegole grigie. Quello del cerro è tutto un ciuffo di peli arruffati che spuntano in ogni direzione. Imparare a distinguerli da grane soddisfazione ed è proprio da lì che comincia la storia.
Chi fa scorta
Perché le ghiande sono troppo preziose per restare a terra. Lo sanno gli scoiattoli, che in questi giorni sono più indaffarati che mai: scendono dai rami, scelgono, scappano su per il tronco, e poco dopo ripetono tutto da capo. Lo scoiattolo non va in letargo, e per questo prepara dispense sparse ovunque: una sotto una radice, una in un buco del tronco, un’altra sotto le foglie.
Lo sa anche la ghiandaia, che ha il nome giusto per questo mestiere. È un uccello dal piumaggio color nocciola e con piccole penne azzurre sull’ala. La sentiamo prima di vederla, perché ha un verso rauco e un po’ sguaiato. In autunno trasporta ghiande a decine, anche a distanza, e le nasconde nel terreno.
Il bello è che nessuno ricorda mai tutti i nascondigli. Alcune ghiande restano lì, sotto la terra, dimenticate. E col tempo da quelle dimenticanze nascono nuove querce. Così il bosco si semina anche grazie a chi ha troppa fretta di fare scorta: quindi è colpa degli scoiattoli se ci sono gli alberi?
Il colore delle foglie
Poi c’è lo sguardo che si alza. Le foglie, a ottobre, cominciano a cambiare. Non tutte insieme e non tutte allo stesso modo: prima qualche macchia gialla in mezzo al verde, poi un ramo arancio, poi un albero intero che sembra acceso.
Quei colori, in realtà, ci sono sempre stati. Durante l’estate il verde è così forte da coprire tutto il resto. Quando le giornate si accorciano e fa più fresco, l’albero smette di produrre il verde e comincia a ritirare dalle foglie quello che gli serve, e piano piano escono fuori i gialli e gli aranci che erano nascosti lì sotto. I rossi, invece, l’albero li prepara apposta in autunno.
Non tutti cambiano allo stesso modo. Alcune querce diventano dorate, altre restano di un marrone caldo e tengono le foglie secche fino a inverno inoltrato, mentre il leccio resta verde tutto l’anno, come se l’autunno non lo riguardasse.
Proprio quando sembra che il bosco stia solo per spegnersi, arrivano loro: i piccoli regali dell’autunno.
Il primo si nota dal rosso. Tra le foglie scure e lucide del Corbezzolo, a ottobre, i frutti maturano uno dopo l’altro: tondi, ruvidi, di un rosso acceso che si vede da lontano. Sono i frutti del passato e viene voglia di assaggiarli. Sono dolci e un po’ farinosi, e dopo il primo morso ne arriva quasi sempre un secondo. Ma senza esagerare!
Poi bisogna abbassare lo sguardo. Tra le foglie cadute, dove sembra non essere rimasto più niente di vivo, spuntano i ciclamini: piccoli fiori rosa dai petali rivolti all’indietro, sopra foglie a forma di cuore con disegni argentati. Compaiono in punti inaspettati, vicino a un sasso o ai piedi di un tronco, e basta che ne vedi uno perché gli occhi comincino a cercarne un altro.
E infine i crochi, che fanno la stessa magia: fiori delicati, color lilla, che sbucano dal terreno quando tutti pensano che il tempo dei fiori sia finito.
È la parte che piace di più, forse, perché è inaspettata. L’autunno non è solo una fine: ogni tanto, tra le foglie, ricomincia qualcosa.
Un bosco che si prepara
Ghiande che cadono, animali che nascondono, foglie che cambiano: sembra un bosco che si spoglia, ma è un bosco che si prepara. Ogni cosa che vedete in questi giorni sta lavorando per l’inverno e, più in là, per la primavera.
E poi ci sono i suoni, che l’autunno porta con sé uno dopo l’altro: il richiamo dei daini, il tonfo dei ricci di castagna. Questo è il momento in cui il bosco comincia a parlare.



