
Il 9 ottobre 1963 c’è stato uno degli eventi più tragici in Italia legati all’ambiente e all’azione dell’uomo. Una frana si abbatté nel bacino della diga del Vajont inondando diversi paesi, tra cui Longarone e portando alla morte di 1910 persone. La diga progettata doveva essere una delle più alte del mondo, un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria, ma la scelta del sito dove costruirla presentava delle difficoltà dal punto di vista geologico. Infatti la valle del Vajont è costituita da una roccia instabile e un terreno particolarmente sensibile. Ci furono delle prime frane, ma che non allertarono i responsabili del progetto, che proseguirono con l’allagamento dell’invaso. La sera del 9 ottobre 270 milioni di metri cubi di roccia rotolarono nel bacino della diga, l’impatto della frana con l’acqua generò un’onda di più di 200 m di altezza che inondò ogni cosa che si trovava sul suo cammino, oltrepassando la diga. Questo disastro deve rappresentare una grande lezione, portando al centro l’importanza della relazione tra le scelte economiche e ambientali. È importante ascoltare e interpretare la natura e considerare seriamente le implicazioni ambientali di ogni grande opera.
Una grande storia da cui trarne un grande insegnamento e allora perché non farla conoscere ai bambini? Questo libro edito da Mondadori è un libro da leggere in autonomia per i ragazzi da 10 anni in su, in lettura ad alta voce già da sei anni e adatto anche agli adulti. Un racconto della costruzione della diga ma anche di tutte le storie taciute. Dei segnali e dei rischi calcolati. Racconta di un bambino con suo padre ai giorni odierni in quei luoghi. Camminano insieme su quella roccia, uno racconta e l’altro ascolta la storia di quella tragedia, ma anche la storia del nonno che ha lavorato al cantiere della diga. Una storia fatta di montagna, di uomini, di colpe e responsabilità. Un racconto di Marco Paolini che questa storia la conosce bene.